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Svegliarsi con le albicocche: un giorno in fatia nelle colline di Monferrato

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Svegliarsi con le albicocche: un giorno in fatia nelle colline di Monferrato

Photo: agriturismo Piemonte colazione fattoria prodotti orto veranda colline, via www.myitalyselection.it

C'è un momento, verso le sei e mezza del mattino, in cui il Monferrato non sembra fatto per i turisti. La nebbia si attarda ancora tra i colli, i passeri fanno più rumore di qualsiasi altra cosa, e da qualche parte parte il motore di un trattore. È a quel punto che capisci perché hai prenotato una fattoria e non un hotel.

La colazione che viene dall'orto

Alle 7:30 la tavola in veranda è già apparecchiata. Uova sode raccolte la sera prima, pane di pane di Grissini fatto in casa — scusate, pane di pane di mais, come lo chiamano loro — marmellata di pesche scure, latte appena munto e una ciotola di albicocche che profumano di sole anche a freddo. La padrona di casa, Silvia, ti spiega senza troppa cerimonia che la frutta della colazione è quella maturata il giorno prima: "Se la raccogli troppo presto, non sa niente".

È la prima regola della giornata, e in un certo senso di tutto il soggiorno: qui non si mangia quello che si vuole, ma quello che la terra decide di dare. E strana la vita, funziona meglio.

Il giro degli appezzamenti

Dopo colazione, chi vuole (e quasi tutti vogliono) segue il lavoro. In estate significa raccogliere pomodori e zucchine, dare da mangiare alle galline, controllare le file di piante di fragole. In autunno si pota, si raccolgono le nocciole, si prepara il terreno. Non è un'attrazione teatrale: ti passa un cesto, e se vuoi lo riempi. Se non vuoi, ti siedi all'ombra e guardi, e nessuno se ne lamenta.

Il Monferrato, patrimonio UNESCO dal 2014 insieme alle Langhe e al Roero, è meno famoso del cugino di Barolo ma non ha niente da invidiare: colline più dolci, vigneti che si alternano a campi coltivati, borghi come Cella Montebello o Olivola che sembrano fermi negli anni Cinquanta. L'agriturismo dove siamo ospiti ha undici ettari tra vigna, frutteto e orto, e il giro completo a piedi richiede un'ora — con le soste per accarezzare l'asino, due.

Pranzo: il momento in cui tutto ha un senso

Alle 12:30 si mangia. E qui capisci a cosa servivano tutte quelle albicocche, quei pomodori, quelle uova. Tajarin al burro e salvia, fritto misto alla piemontese (sì, con il dolce al cucchiaio dentro, come da tradizione), insalata dell'orto con aceto di mele fatto in casa, e a chiudere le mele al forno con nocciole tritate. Il vino è della casa: un Freisa vivace che frizza appena sul naso e va a braccetto con tutto.

Nessuno si sbriga. Il pranzo dura due ore, e va bene così.

Il pomeriggio lento (e perché fa bene)

Dopo pranzo, il programma ufficiale è: niente. Alcuni fanno il pisolino, altri leggono all'ombra del noce, i più coraggiosi esplorano i sentieri che partono direttamente dal cortile. Se hai bisogno di movimento, il paese di Casorzo e la sua zona del Ruché sono a venti minuti d'auto, e una degustazione in cantina chiude il pomeriggio a meraviglia.

Ma il vero lusso di un giorno in fattoria è proprio il permesso di non fare nulla senza sensi di colpa.

Quando andare e cosa aspettarsi

Il Monferrato si visita tutto l'anno, ma i momenti migliori sono due: la primavera (maggio-giugno, quando gli alberi da frutto fioriscono e le serate sono miti) e l'autunno (settembre-ottobre, vendemmia e funghi). In estate fa caldo, ma le albicocche ci sono — e credeteci, valgono il viaggio da sole.

Qualche consiglio pratico: prenotate la cena in fattoria se è disponibile, perché rarely delude; portate scarpe comode perché il fondo dei sentieri è di terra battuta; e non aspettatevi Wi-Fi velocissimo. È parte dell'esperienza, non un difetto.

Perché alla fine, tornando in stanza la sera con l'odore di fieno addosso e una mela in tasca che Silvia ti ha regalato "per la strada", capisci che il giorno in fattoria non è una vacanza tematica. È semplicemente un giorno fatto delle cose giuste, al ritmo giusto. E magari, al ritorno, ti ritrovi a guardare le albicocche al supermercato con occhio critico. Ci ha preso tutti.

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