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Cinquantadue grammi di genio: dove nasce il vermouth e come berlo oggi

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Cinquantadue grammi di genio: dove nasce il vermouth e come berlo oggi

Photo: Kenneth Zirkel, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

C'è chi dice che l'aperitivo sia un'invenzione moderna, una moda da terrazze urbane. Noi delle Langhe sappiamo che è una questione di famiglia: il vermouth è nato qui, in Piemonte, e il suo compleanno si può persino festeggiare con la data precisa. Il 1786 è l'anno in cui tutto è cominciato, in una piccola bottega sotto i portici di Torino.

La leggenda di Carpano: artemisia, chinchona e un po' di fortuna

Antonio Benedetto Carpano era un giovane con la passione del vino e la mania degli esperimenti. Nella sua bottega vicino a Piazza Castello mescolò vino bianco piemontese con un'infusione di artemisia, spezie e chinchona, l'essenza amara che arrivava dalle terre lontane. Chiamò la bevanda "vermouth", dal tedesco Wermut, assenzio: il nome suonava esotico e moderno, perfetto per una città che stava diventando capitale.

La storia narra che alla corte di Vittorio Amedeo III la bevanda fu un successo immediato. Da quel momento il vermouth di Torino smise di essere una pozione da farmacia e diventò un rito sociale. Cinquantadue anni dopo, nel 1838, i fratelli Cora perfezionarono la formula. E la ricetta originale? È custodita ancora oggi in una cassaforte: la famosa Banca del Gusto, dove il segreto di Carpano dorme sotto chiave, accessibile solo a chi ha le credenziali giuste.

Cos'è davvero la Banca del Gusto

Non è una metafora letteraria: a Torino esiste davvero un luogo dove la ricetta originale del vermouth è conservata come un tesoro bancario. Un archivio del gusto, con tanto di deposito e gestione, che protegge la formula da imitazioni e alterazioni. Un'idea che può sembrare teatrale, ma che racconta quanto questo liquore sia parte dell'identità piemontese: non un prodotto qualunque, ma un patrimonio da difendere.

Se passate da Torino, alcune delle case storiche offrono visite guidate che terminano con una degustazione e, per i più curiosi, un tuffo nella storia della ricetta. È un modo per capire che dietro ogni calice c'è una filosofia: l'equilibrio tra l'amaro delle erbe e la morbidezza del vino.

Dove si beve come nel 1786

Torino è la capitale dell'aperitivo, e lo è per una ragione storica. Alcuni indirizzi sono veri e propri santuari:

Il consiglio che diamo sempre ai nostri ospiti: ordinate il vermouth liscio, almeno la prima volta. I cocktail arrivano dopo. Prima va capito l'originale.

La mappa perfetta: dalle Langhe a Torino e ritorno

Il bello di dormire da Casa della Piemontese è che avete il meglio dei due mondi. Al mattino potete camminare tra i filari del Barolo, pranzare in una trattoria di Monforte o La Morra, e nel pomeriggio salire a Torino in meno di un'ora e mezza di auto.

Il percorso che suggeriamo:

  1. Mattina nelle Langhe — colazione con robiola e miele, poi una passeggiata o una cantina a Serralunga.
  2. Pranzo leggero — una tajarin al burro o il vitello tonnato, piatti che sposano alla perfezione un calice di vermouth di servizio.
  3. Pomeriggio a Torino — arrivo verso le 16, tempo per un giro tra Piazza Castello e i portici storici.
  4. L'ora del vermouth — verso le 18, quando i torinesi si riempiono i caffè e l'aperitivo diventa un rito collettivo.
  5. Ritorno in collina — la sera, con le Langhe illuminate, il riposo sa di giustizia.

Un rituale che non passa di moda

Il vermouth sta vivendo una seconda giovinezza, con distillerie artigianali che stanno riscoprendo le erbe dei nostri colli e bottiglie in edizione limitata che spariscono dagli scaffali in poche settimane. Ma la sua essenza non è cambiata: è ancora quella bevanda che serve a rallentare, a sedersi, a parlare.

E questo, alla fine, è esattamente lo spirito che trovate qui da noi: la lentezza come scelta, il gusto come cultura, l'ospitalità come tradizione. Quando prenoterete il vostro soggiorno, chiedeteci la lista dei nostri locali preferiti a Torino: ve la prepariamo con l'affetto di chi ci va da anni, ogni volta con lo stesso piacere.

Perché alcune storie si raccontano meglio con un calice in mano.

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